Valentina Asia: il talento che osa

Mi trovavo all’ultima edizione di Altaroma quando ho conosciuto Valentina Russo, founder di Valentina Asia. Come ben sapete io amo le sfilate e sono sicuramente una delle mie formule preferite negli eventi fashion ma non posso negarvi che poter interloquire con creative e creativi a proposito del loro concept e dei loro prodotti è un vero privilegio. Proprio per questo quando qualche brand mi invita a visionare la sua collezione a Showcase non solo accetto volentieri ma ne approfitto per fare un giro anche negli altri stand per conoscere altri talenti. Beh praticamente è andata così: ero appunto alla ricerca di qualcosa di nuovo, eye-catching e mi sono imbattuta, posso dirlo, in qualcosa di mai visto prima. A catturare la mia attenzione sono state delle clutch- scultura di cui non sapevo nulla se non che fossero davvero stupende. Dopo qualche minuto di chiacchiere con Valentina e una sua collaboratrice sapevo già molto e non potevo che confermare il fascino dei suoi prodotti. Se volete sapere cosa mi ha raccontato Valentina non vi resta che leggere l’intervista qui sotto.

Ne approfitto per ringraziare Valentina per la sua disponibilità, pazienza e per la piacevole telefonata che ha preceduto questa intervista.

Prima di iniziare: l’ultima domanda è la DOMANDA SCOMODA (viene dal motto: “Tutta la moda, anche quella scomoda”) firmata Soup. in cui chiediamo alle nostre protagoniste un giudizio e una testimonianza diretta su argomenti e questioni calde. Le intervistate possono anche decidere di non rispondere.

Ciao Valentina, oggi parliamo di te e del tuo brand Valentina Asia. Condividete il
nome solo in parte ma sono sicura che nei tuoi prodotti c’è tanto di te. Ti andrebbe
di presentarti e di raccontare la tua storia e il tuo background professionale?

Ciao Gaia, sono felice di raccontarmi e raccontare anche Valentina Asia che è un mezzo sì, per
raccontare anche me stessa. Innanzitutto inizierei col dire che nel mio brand sto cercando di mettere insieme tutto quello che non trovavo sul mercato, quindi è esattamente una mia proiezione di quello che vorrei indossare e per farlo ho cercato aziende prettamente del territorio pugliese, che è la mia regione, già questo è una prima connessione con me. Il brand nasce il 17 settembre del 2020, anche giorno del mio compleanno. L’ho interpretata come una seconda nascita, una nascita professionale libera. Il mio percorso di studio parte dalla comunicazione con una Laurea in Comunicazione internazionale a Perugia per poi approfondire il mondo moda studiando fashion design all’Accademia Koefia di Roma, di seguito un corso in Heritage Management e archivi di moda al Fri di Bologna. Questi percorsi di studio si sono tradotti in lavori e mansioni che vertevano intorno al lavoro di addetto stampa ma anche gestione archivio e vendite B2B. Il brand comincia a crearsi pre lockdown, al suo interno ho incanalato tutte le conoscenze e le skills sviluppate nelle mie esperienze lavorative in mach con quello che potevano essere le mie ambizioni creative.

Quando mi sono avvicinata al tuo corner ad Altaroma SHOWCASE l’ho fatto
soprattutto per un motivo: la Sculpture Bag ha catturato il mio sguardo. L’impatto
visivo di questa borsa è sicuramente forte ma a mio parere il concept alla base è
ancora più affascinante e ha ispirato anche altri accessori. Ci racconteresti come
sono nate le Sculpture Bags?

Le sculpture bag nascono come prodotti fluidi, libera scelta di chi le acquista se indossarle o
esporle
. Hanno un’animo concettuale, rappresentano clutch gioiello in versione 100% naturale,
realizzate con una base in legno di frassino e applicazione in pietra naturale grezza intagliata a
mano
. Il legno è uno dei materiali portanti delle sculpture e viene manipolato e lavorato per creare un accessorio dalle forme morbide, senza spigoli di alcun genere, riconducibili alla durezza dello stesso. Le applicazioni in pietra (minerali) vengono realizzate a mano, sempre in forme di
ispirazione naturale e organica, rendendo nel dettaglio una texture cangiante e sempre diversa che rende ogni applicazione unica nel suo genere. La colorazione extra lucida spesso trae in inganno l’osservatore perché, a primo impatto, rimanda ai materiali plastici.
Nel periodo di creazione, l’ispirazione è stata l’artista Marisa Merz, simbolo femminile dell’arte
povera italiana, da cui la collezione ha presto spunto ispirandosi alla sua arte “intimista” nonché
possibilista, sia nei mix materici composti da elementi primari, sia nei contrasti leggero/pesante,
rigido/morbido. I materiali utilizzati sono comuni, presenti nelle nostre vite quotidiane, ma in questo caso vengono scorporati dal contesto a cui di solito siamo abituati, e resi “lusso” grazie alle lavorazioni artigianali utilizzate per le borse. La collezione si chiama Mineraria, Languages of Possibilities non solo per la lavorazione di minerali come pietre grezze ma anche per l’ottica creativa Possibilista di Marisa. Nella collezione ho aggiunto anche gli orecchini Pepita, una sintesi leggera e portabile delle Sculpture in versione orecchino.

Marisa, Didi e Wow sono le tre meraviglie che compongono l’offerta delle
Sculture Bags e tutte e tre vantano materiali e lavorazioni strettamente legati al
territorio. Sono sicura che chi ci legge sarà curiosissim* di sapere tutto sul processo
di realizzazione. Ce ne parli?

Certo! Il processo è molto lungo e basa su fasi ben distinte.
Le borse sono state realizzate partendo da un progetto 3D. Il legno della base viene intagliato con
una macchina CNC per dare una forma generica, poi lavorato e levigato con un lungo processo
esfoliante a mano
, con diversi passaggi per realizzare le onde presenti su tutta la superficie delle
borse.
Segue la fase precedente alla colorazione, ossia “la base” che serve per compattare il materiale e
eliminarne il più possibile le porosità (il legno è un materiale vivo, tende a muoversi a seconda
dell’ambiente circostante quindi è una fase molto delicata e non sono utilizzate resine). A seguito,
altre 4 fasi di colorazione utilizzando colori ad acqua a basso impatto e un finish extra lucido.
Parallelamente si lavora sulle pietre, che vengono intagliate totalmente a mano nella forma
prescelta
. Ad oggi l’intaglio e la confezione sono una delle fasi più difficili e delicate.
Dopo il percorso di creazione pietre e base in legno, avviene la terza fase, anche quella finale: le
borse vengono foderate con un materiale in ecopelle lamé proveniente da un azienda responsabile italiana, poi arricchite con gli accessori metallici in ottone dorato provenienti da un’azienda pugliese. Per realizzarle servono almeno 30 giorni lavorativi pieni e i vari passaggi vengono seguiti da me con diversi artigiani.

Nonostante Valentina Asia sia un brand giovane l’offerta è già variegata e molto
coerente. Nella tua produzione impieghi anche altri materiali tra cui il pellame che
sei riuscita a proporre comunque in un’ottica più sostenibile e circolare. Come?

La scelta dei materiali è focale per la buona riuscita di un prodotto, innanzitutto cerco di fornirmi il da aziende italiane e scegliere materiali a basso impatto ambientale/certificati, per quanto possibile. Era un mio desiderio realizzare anche dei prodotti più leggeri e portabili in ogni occasione, così nel luglio del 2021 la collezione si arricchisce con Driade e Warhola, i due primi modelli di borse realizzati in vera pelle di vitello. Per i pellami, utilizzo surplus aziendali di case di moda e concerie italiane, questo permette di avere materiali di qualità già esistenti, senza produrne dell’altro. Una scelta che ritengo coerente anche per il mach con gli altri materiali utilizzati.

Driade

Stai creando prodotti dal design unico, con forti ispirazioni e processi di
realizzazione complessi che solitamente non si applicano agli accessori moda. Con
uno spirito così innovativo e una proposta così audace le difficoltà devono essere
enormi. Quanto è difficile creare tutto questo?

Warhola

Ammetto che è più complicato e impegnativo di quello che potrebbe sembrare. La principale
difficoltà è interagire con i fornitori e realizzare i vari processi di creazione del prodotto, essendo
dei processi che non sempre sono utilizzati per il settore moda. Molti dei nostri fornitori, infatti, si
occupano di tutt’altre lavorazioni, perciò prima dello studio di fattibilità, e la lunga fase di
creazione , c’è la fase di comunicazione che non è da ritenere meno importante perché consiste nel trovare il giusto interlocutore che voglia provare a realizzare prodotti al di fuori della confort zone e ovviamente in piccoli quantitativi. Una delle seconde problematiche è sicuramente la
prototipazione, spesso, soprattutto quando si tratta di intaglio di pietre grezze, il processo è lungo e dispendioso e non è detto riuscire nel proprio intento. Una terza difficoltà – e questa penso che sia comune a tanti designer emergenti – è la selezione dei materiali che oggi devono essere scelti in ottica sostenibile. Ci sono ancora molte lacune sui prodotti in commercio e molti non sono ancora certificati, oltre alla difficoltà di acquisto per costi e quantitativi minimi.

Sappiamo ormai benissimo che far funzionare un’azienda creativa (di qualsiasi
settore) richiede sforzi continui e una dedizione totale, ma forse nella moda partire
da zero è ancora più faticoso. Vediamo emergere spesso e più facilmente brand
che provengono da un contesto già avviato con reti di contatti potenti ed efficaci.
Tu pensi che sia ancora possibile nella moda trovare il proprio posto anche senza
troppi mezzi proponendo un prodotto al di sopra delle tendenze?

E’ sicuramente una domanda difficile, la stessa che probabilmente si pongono tutti quelli che
intraprendono questo percorso. Ci sono tantissime dinamiche che possono decretare la buona
riuscita di una linea e, oltre a questo, se si emerge bisogna pensare anche a come poter rimanere in superficie! Il periodo non è dei migliori, non che ci sia un periodo perfetto per intraprendere una
strada così incerta, ma questo è davvero un momento difficile per l’Italia e per il mondo in generale.
Tuttavia, il coraggio, a volte premia! ovviamente bisogna tentare con le relative cautele e cercando
di muoversi consapevoli dei rischi esistenti, partire dal basso e crescere a seconda dei risultati che si raggiungono. Penso che ci voglia tempo, tenacia e studio. Di certo, bisogna sapersi distinguere perché è un settore saturo e la prima specifica necessaria è avere una identità ben definita, saper proporre a un consumatore qualcosa che abbia un plus valore e solo dopo cercare di comunicarlo al meglio.

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